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A Carisolo in Val Rendena
Dolomiti di Brenta PDF Stampa E-mail

Le Dolomiti sono un "unicum” geologico e umano (in nessuna altra montagna il lavoro dell'uomo si compenetra in mondo così stretto con le rocce, la natura, suscitando nell'incontro un'esplosione di leggende, di storie, di situazioni) ma sono anche una proposta di vivibilità.

Il Gruppo di Brenta fa parte delle Dolomiti, ma si trova un po' discosto, pare quasi una sentinella che le custodisce e protegge, e infatti è il loro avamposto prima della grande bastionata granitica dell'Adamello e della Presanella, delimitata dalla trincea della Val Rendena: e di una vera, grande frattura geologica si tratta, della Linea delle Giudicarie.

Il Gruppo di Brenta è una delle più belle montagna del mondo, per la maestosità delle sue cime, che superano i 3300 metri (Cima Tosa e Cima Brenta sono le vette più alte) per l'imponenza delle sue pareti, per l'arditezza dei suoi campanili rocciosi, il più famoso dei quali è il Campanil Basso. I più grandi alpinisti del mondo (e basti citare i nomi di Bruno Detassis, Cesare Maestri, Ermanno Salvaterra, Giorgio Graffer, George Livanos, Pierre Mazeaud, Paul Preuss...) si sono cimentati sulle sue rocce, scrivendo pagine gloriose e irripetibili nella storia dell'alpinismo. Del resto Madonna di Campiglio è stata fin dall'Ottocento una delle prime stazioni alpinistiche delle Alpi, dove le due "scuole” di montagna, quella britannica e quella tedesca (sponsorizzata dalle frequenti visite di Sissi, l'imperatrice, e del marito Francesco Giuseppe) , si incontravano e spesso si scontravano.

 

A Madonna di Campiglio, nel 1872, è nata anche la SAT, la Società degli Alpinisti Tridentini, sorta per impedire che le montagne di casa finissero "colonizzate” da nazioni esterne: a conferma che la montagna è davvero una questione di identità, se non proprio di patriottismo. Ma il fascino del Gruppo del Brenta non sta soltanto nelle sue pareti, o nella rete dei sentieri - in gran parte attrezzati e arditi, come la ormai "mitica” Via delle Bocchette che lo attraversa in quota, sfruttandone i passaggi sulle cenge - ma piuttosto nell'armoniosa varietà dei paesaggi e nel concatenarsi dell'alta montagna con le vallate che la sorreggono e la sostengono.

 

Il Brenta è infatti l'unico gruppo dolomitico che - nonostante i mutamenti climatici - presenta ancora, accanto alle pareti di calcare dal caldo colore rosato, una presenza estesa di nevai, vedrette, lingue di ghiaccio, cuscini di neve sospesi sulle cenge. L'alternarsi fra nevai e pareti dà grandiosità al paesaggio - lo rende simile a quello della Alpi Occidentali - e al tempo stesso lo addolcisce. Non c'è altra montagna, così a sud, dotata di un'alternanza roccia-neve così marcata.